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segunda-feira, 20 de abril de 2015

La sinistra di Maometto

Ecco alcune notizie degli ultimi giorni:

1) la strage di 147 studenti cristiani compiuta dagli islamisti all’Università di Garissa in Kenya;

2) le minacciose invettive del presidente islamico turco per l’evocazione da parte di papa Bergoglio del “genocidio” di un milione e mezzo di cristiani armeni, un secolo fa;

3) un ragazzo bruciato vivo in Pakistan perché cristiano;

4) i combattenti islamisti in Siria bombardano i quartieri cristiani di Aleppo facendo decine di morti;

5) secondo alcune notizie dalla Nigeria, le 200 studentesse cristiane rapite da Boko Aram sarebbero state uccise;

6) quindici migranti islamici fermati dalla polizia a Palermo per aver buttato in mare dodici migranti cristiani a causa della loro fede.

E’ un orrore che va avanti da tempo. Ricordo un numero della rivista di geopolitica “Limes” che già nel 2000 scriveva: “Il cristianesimo è la religione più perseguitata del mondo. Conta migliaia di vittime; i suoi fedeli subiscono torture e umiliazioni di ogni tipo. Ma l’opinione pubblica occidentale… non concede a questo dramma alcuna attenzione”.

Ha un bel chiedere – in questi giorni – Lucia Annunziata “dov’è la sinistra” davanti al massacro degli studenti cristiani in Kenya. La risposta è “non pervenuta”.

VICINANZA ALL’ISLAM

Del resto l’opinione pubblica che conta, quella sinistra liberal o ancora marxisteggiante che dilaga sui media e nelle istituzioni scolastiche, manifesta di frequente disprezzo verso quei principi e quella storia cristiana su cui sono fondati la nostra libertà e il nostro benessere. L’Europa tecnocratica poi sembra smaniosa di cancellare le tracce di tutto ciò che è cristiano (in Francia siamo al ridicolo: si epura perfino la toponomastica).

Si progettano pure disegni di legge che potrebbero limitare proprio la libertà di espressione dei cristiani magari in nome delle nuove bandiere ideologiche della sinistra, come l’omofobia.

Ma la stessa sinistra che qua è pronta a fare le barricate per i cosiddetti “diritti civili” appare muta di fronte – non dico ai cristiani perseguitati – ma all’umiliante condizione delle donne nei paesi islamici e al brutale trattamento lì riservato alle persone omosessuali.

L’astioso pregiudizio contro il cristianesimo delle élite “progressiste” va di pari passo con il loro benevolo pregiudizio verso l’Islam. Del quale non si vogliono riconoscere nemmeno i massacri.

D’altronde cosa fece la Sinistra marxista di un tempo con i crimini del comunismo? Negò quelle atrocità finché poté, poi pretese di ridurli a degenerazioni locali, scomunicando chi riteneva che invece il problema fosse lo stesso marxismo-leninismo.

Oggi la Sinistra progressista vuol farci credere che il terrorismo non c’entra niente con l’Islam. E ignora le stragi (soprattutto di cristiani) che hanno costellato tutta la storia dell’Islam e della sua sanguinosa espansione.

Si arriva al punto di capovolgere la storia e far passare i cristiani per aggressori evocando a rovescio le crociate (le quali tentarono semplicemente di limitare i danni dell’invasione islamica di terre cristiane).

L’ignoranza storica si accompagna alla cecità ideologica, perché l’Islam più che una religione come il cristianesimo, è una teologia politica come il marxismo.

Il laicissimo Bertrand Russel in un suo saggio sul bolscevismo scriveva che fra le religioni il bolscevismo doveva essere paragonato piuttosto all’Islam che al cristianesimo. Quest’ultimo infatti è una religione personale con una sua spiritualità, una mistica, una teologia. Invece “Islamismo e Bolscevismo sono religioni pratiche, sociali, non spirituali, impegnate a conquistare il dominio del mondo terreno. I loro fondatori non avrebbero resistito alla terza tentazione nel deserto di cui parla il Vangelo”.

L’Islam infatti comporta un’ideologia totalitaria simile al comunismo, ma anche al fascismo e al nazismo (Eric Voegelin ha ampiamente mostrato che sono diverse maschere riemergenti della gnosi).

Come ha spiegato Samir Khalil Samir, “l’Islam nasce fin dall’inizio come progetto socio-politico e anche militare: ciò è evidente sia nel Corano sia nella sunna, nella tradizione che include la vita e i detti di Maometto. Per un musulmano religione e politica sono indissolubili”.

DOMINIO

Maometto è stato un formidabile condottiero e ha fondato una teologia politica universalista funzionale alla conquista dell’Arabia e poi al dominio del mondo.

A chi crede che oggi il problema sia rappresentato solo da pochi fondamentalisti violenti e non dall’Islam in sé, risponde Samuel Huntington: “Millequattrocento anni di storia dimostrano il contrario. L’Islam è l’unica civiltà ad aver messo in serio pericolo, e per ben due volte, la sopravvivenza dell’Occidente”.

“Per quasi mille anni” aggiunge Bernard Lewis “dal primo sbarco moresco in Spagna al secondo assedio turco di Vienna, l’Europa è stata sotto la costante minaccia dell’Islam”.

Credere che siano cose del passato o limitate – oggi – ad Al Qaeda e all’Isis è da illusi (del resto chi ha inventato e sostiene l’Isis?). L’Islam per sua natura punta al mondo intero.

Monsignor Bernardini, arcivescovo di Smirne, al Sinodo dei vescovi del 1999 riferì: “Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: ‘Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo’ ”.

Hanno già cominciato con l’enorme pressione dei grandi capitali petroliferi, da una parte, e con l’immigrazione incontrollata dall’altra. Una tenaglia che già si stringe sull’Inghilterra, come pure sulla Francia (vedi il romanzo “Sottomissione” di Houellebecq).

Quanto all’Italia il pensiero dominante ha emarginato una voce profetica come quella di Oriana Fallaci. Chissà come avrebbe tuonato – lei che era stata partigiana – sapendo della controversia sul 25 aprile di quest’anno fra la presenza delle insegne della “Brigata ebraica” (che partecipò alla liberazione dell’Italia) e la bandiera palestinese che “non ha nulla a che vedere con le truppe Alleate e in quel momento storico” ha ricordato Pacifici “era dalla parte dell’occupante”.

IL METODO BIFFI

Oltre alla Fallaci è rimasta inascoltata la voce del cardinale Biffi. Ecco le sue parole del 2000: “Oggi è in atto una delle più gravi e ampie aggressioni al cristianesimo (e quindi alla realtà di Cristo) che la storia ricordi. Tutta l’eredità del Vangelo viene progressivamente ripudiata dalle legislazioni, irrisa dai ‘signori dell’opinione’, scalzata dalle coscienze specialmente giovanili. Di tale ostilità, a volte violenta a volte subdola, non abbiamo ragione di stupirci”, perché era stato profetizzato nel Vangelo, “ci si può meravigliare invece degli uomini di Chiesa che non sanno o non vogliono prenderne atto”.
Poi Biffi ricordò una sua intervista di alcuni anni prima, dove gli fu chiesto: “Ritiene anche lei che l’Europa sarà cristiana o non sarà?”.

Rispose: “Io penso che l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la ‘cultura del niente’, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l’atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa ‘cultura del niente’ (sorretta dall’edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’islam che non mancherà: solo la riscoperta dell’avvenimento cristiano come unica salvezza per l’uomo – e quindi solo una decisa risurrezione dell’antica anima dell’Europa – potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto”.

Biffi concluse che “i ‘laici’, osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l’ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi”.

Antonio Socci -  Da “Libero”, 19 aprile 2015